MATRIMONIO PAVIA SAN MICHELE

MANUELA & ROBERTO

Ricevimento Il Castello di San Gaudenzio – Cervesina

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La basilica di San Michele Maggiore, capolavoro di stile romanico lombardo, è una delle principali chiese di Pavia, risalente ai secoli XI e XII.

Una prima chiesa dedicata a san Michele Arcangelo fu costruita originariamente sul luogo della cappella del Palazzo Reale nel periodo longobardo grazie anche ai monaci di san Colombano di Bobbio (a questo periodo risale la parte inferiore del campanile), ma fu distrutta da un incendio nel 1004. La costruzione attuale iniziò verso la fine dell’XI secolo (a cui risalgono la cripta, il coro e i transetti) e fu completata nel 1155 (con una interruzione dovuta al grande terremoto del 3 gennaio 1117). Le volte della navata centrale, originariamente dotata di due campate a crociera grossolanamente quadrate (o, secondo alcuni storici, con volta cupolata su modello delle basiliche romanico-bizantine come San Marco a Venezia), furono ricostruite tra il 1488 e il 1491 da Iacopo da Candia e dal figlio Agostino, con uno schema di quattro campate rettangolari, tali da garantire una migliore efficienza statica del complesso architettonico.

La basilica di San Michele è considerata il prototipo delle numerose chiese medievali che può vantare Pavia, le più famose delle quali sono San Pietro in coelo aureo e San Teodoro. Tuttavia, San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine per l’utilizzo estensivo, sia per quanto riguarda la struttura che le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra in luogo del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato, a differenza di quanto accade, per esempio, in San Pietro in Ciel d’Oro, dove il transetto non sporge dal corpo di fabbrica rettangolare della chiesa. Tale transetto, dotato di una propria facciata sul lato settentrionale, di una propria finta abside nel lato opposto e di una volta a botte sostanzialmente diversa dalle volte a crociera delle restanti parti della chiesa, costituisce quasi un corpo autonomo, una seconda chiesa compenetrata a quella principale: una soluzione inedita per quei tempi.

Già le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l’importanza di questa parte della struttura. All’incrocio tra navata e transetto si alza l’ardita cupola ottagonale (assai asimmetrica), su pennacchi di tipo lombardo. La basilica ospitò nei secoli fastose cerimonie ed incoronazioni; tra queste si cita l’incoronazione di Federico I Barbarossa, nel 1155.

La facciata presenta un lineare profilo a capanna del tipo a “a vento”( cioè più alta del tetto della navata centrale), impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventun arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici, nonostante i numerosi programmi di restauro conservativo avviati negli ultimi decenni. Fra queste San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col Bambino e quelle presenti sul portale.

Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Tale disposizione è una ricostruzione ottocentesca: fino a quel periodo, era presente infatti un grosso finestrone circolare, certamente non originale, eliminato appunto per riportare la facciata alla configurazione originaria. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose.

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